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Tra il 3500 ed il 3000 a.C. assistiamo nella Bassa Mesopotamia allo sviluppo dei primi agglomerati urbani sumerici, tra i quali primeggia quello di Uruk. Nascono quindi le città-stato, entità autosufficienti basate sulla diversificazione degli strati sociali, sulla loro collaborazione e integrazione. Punti fondamentali nella vita di queste comunità statali sono il «Palazzo» e la «Casa del dio protettore o della dea protettrice», ossia «il tempio»: il primo sede del potere laico e il secondo del potere religioso. La nascita delle città-stato sumeriche fu: accompagnata da un altro evento di portata eccezionale per la successiva storia umana. Allo stesso periodo dello sviluppo urbano di Uruk appartiene infatti l'invenzione della scrittura: fissare graficamente le parole su supporti materiali fu l'invenzione più straordinaria e sconvolgente della fine del IV millennio e il merito di questa scoperta lo ebbero, senza ombra di dubbio, gli abitanti di Uruk. All'inizio di natura prettamente pittografica, la scrittura si sviluppò in breve tempo in un sistema articolato di segni di tipo cuneiforme che erano contemporaneamente ideografici e sillabici, impressi su tavolette d'argilla per mezzo di stili fatti di canna o di metallo. Iniziò così la trasmissione del pensiero attraverso documenti scritti che da quelle epoche lontane hanno trasferito alla nostra conoscenza una immensa messe di dati su quelle lontane civiltà. La città-stato di Lagaš fiorisce e si sviluppa tra il 2200 e il 2100 a.c. sotto la II Dinastia, iniziata dal sovrano Ur-Ningirsu I e terminata con Nammahani, che ha il suo massimo esponente in Gudea, il cui nome nella nostra lingua significa «il chiamato» a governare la città, naturalmente dal suo dio protettore Ningirsu, il dio poliade di Lagaš. È un periodo oscuro della storia mesopotamica a causa della dura e feroce dominazione dei Gutei, popolazioni barbariche scese dall'altopiano iranico che si impadroniscono della Mesopotamia centro-meridionale e detengono il potere per un centinaio d'anni; nonostante ciò varie città-stato sumeriche riescono a mantenere una loro indipendenza, magari pagando tributi ai dominatori, e tra queste si distingue appunto lo stato di Lagaš governato da Gudea. La conoscenza che abbiamo del suo più importante e famoso sovrano è legata all'abbondanza di reperti scritti che ci sono pervenuti da quel lontano passato: le iscrizioni cuneiformi in lingua sumerica che ricoprono i famosi cilindri (A e B), le sue statue dedicatorie, le sue statuette di fondazione e innumerevoli frammenti di stele. Dalle iscrizioni che descrivono la sua più importante attività edilizia, e cioè la costruzione dell'Eninnu, la casa del dio Ningirsu, apprendiamo che Gudea stabilì contatti commerciali con tutto il mondo allora conosciuto per far arrivare i materiali necessari sia alla costruzione del tempio sia alla produzione delle sue statue dedicatorie. Apprendiamo che dal paese di Magan (da identificare con l'Oman odierno) le sue navi importavano la diorite, materiale con cui venivano scolpite le statue; dai paesi di Meluhha, Gubi e Dilmun (da identificare rispettivamente con l'India, l'Iran e l'isola di Bahrein) legname prezioso, ebano, e oro; dall'Amano (Libano) i cedri usati nella costruzione dell'Eninnu; da Tidanum, paese degli Amorrei, blocchi di alabastro. Le iscrizioni della Statua B e dei due Cilindri ci forniscono le notizie più dettagliate di questa vasta rete commerciale e soprattutto ci rivelano il fatto che il regno di Lagaš, sotto la guida di Gudea, ne aveva il pieno controllo. È comunque certo che sotto il suo regno lo stato di Lagaš sembrò rifuggire da attività militari, solo nella Statua B (colonna V, 64-69) troviamo un accenno a una guerra condotta contro l'Elam: «Colpì con le armi le città di Ansan ed Elam e introdusse per Ningirsu il bottino nell'Eninnu», mentre visse sicuramente un periodo di pace e di prosperità e che Gudea svolse accuratamente la sua funzione di pastore legittimo del paese introducendo riforme amministrative e religiose, come lui stesso ci descrive sia nella Statua B sia nelle Statue E ed F.
ENRICO GARGANO (Castelnuovo Magra - SP, 1943), laureato in Ingegneria Elettronica all'Università Statale di Pisa, svolge attualmente la sua attività come tutor di lingua accadica e sumerica presso il Centro Studi del Vicino Oriente di Milano.
BRUNO GIOVANAZZI (Brentonico - TN, 1934), laureato in Medicina all'Università Statale di Milano, svolge attualmente la sua attività come tutor di lingua egiziana antica e sumerica presso il Centro Studi del Vicino Oriente di Milano.
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Matteo Andolfo
L'uno e il tutto
La sapienza egizia presso i Greci
Edizioni Ares, Milano 2008
Pagine: 344
ISBN: 978-88-8155-443-0
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Questo studio mostra come, pur partendo da due concezioni molto diverse della parola e del suo rapporto con l’essere e con il pensiero (razionale), l’interrelazione tra la filosofia greca e la cultura egizia operatasi nel periodo della conquista prima greca e poi romana di tutto il Vicino Oriente (III a.C.-VII d.C.) abbia prodotto una sintesi arricchita dall’apporto di entrambe. Per comprendere le forme che tale sintesi ha progressivamente assunto viene scelto come filo conduttore l’idea di fondo della teologia egizia di età tolemaica, ricostruita ripercorrendo lo sviluppo della teologia egizia dell’età faraonica (III-I millennio a.C.): Dio è l’Uno-e-Tutto, ossia Colui che mentre permane l’Uno preesistente androgino si autogenera come Figlio di se stesso e come unitotalità del cosmo esistente. Questo è il nucleo teologico che l’ermetismo cerca di esprimere con categorie platoniche, ma che prima ancora viene rielaborato dall’antico stoicismo e con cui si confrontano le principali correnti di pensiero sorte in gran parte proprio ad Alessandria d’Egitto: il giudaismo ellenizzato, il neopitagorismo, il medioplatonismo, gli Oracoli Caldaici, lo gnosticismo e il neoplatonismo. Ciò offre anche un esempio storico di fecondo scambio culturale tra popoli diversi nel rispetto delle rispettive identità religiose che può fungere da modello per l’odierno dialogo interculturale e interreligioso.
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Matteo Andolfo (Milano, 1971) ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia all'Università Cattolica di Milano, specializzandosi in storia della filosofia antica e nei suoi suoi influssi sulla filosofia patristica, bizantina, medievale e rinascimentale. Si è anche specializzato nelle lingue, religioni e filosofie del Vicino Oriente africano e asiatico e svolge le proprie ricerche filosofico-orientalistiche nel CSVO di Milano.
È autore di varie pubblicazioni, tra le quali ricordiamo:
L'ipostasi della "Psyche" in Plotino, Struttura e fondamenti, Vita e Pensiero, Milano 1996;
Atomisti antichi. Testimonianze e frammenti secondo la raccolta di H.Diels e W.Kranz, saggio introduttivo, traduzione con testo greco a fronte, ampie note di commento e appendice bibliografica, Bompiani, Milano 2001;
Plotino. Struttura e fondamenti dell'ipostasi del "Nous", Vita e Pensiero, Milano 2002;
"Logos" e linguaggio in Democrito e in Plotino: la parola tra Oriente e Occidente, in M. Fattal (cur.), "Logos" et langage chez Plotin et avant Plotin, L'Harmattan, Paris 2003.
Vedi i corsi di Matteo Andolfo presso il CSVO
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Vedi anche: Atti dei Convegni
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