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LA SCRITTURA NEL VICINO ORIENTE ANTICO
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Oggi, dopo due secoli di lavoro degli studiosi, la maggior parte dei documenti sopravvissuti può essere letta e interpretata senza troppe difficoltà e, paradossalmente, archivi giganteschi, come quelli di Mari, di Ninive o di Hattusa, permettono di conoscere certi periodi storici talvolta meglio di quanto sappiamo di periodi dell’Alto Medioevo. Il sistema geroglifico usato in Egitto e il sistema cuneiforme, esteso gradualmente a tutto il resto del Vicino Oriente e capace di esprimere diverse lingue, come il sumerico, l’accadico (assiro e babilonese), l’ittita e il currico, erano sistemi complessi, che si erano sviluppati storicamente. Il cuneiforme comportava per esempio l’uso di qualche centinaio di segni con valore ideografico, sillabico o di determinativo, dove a uno stesso segno corrispondevano più letture possibili e una stessa sillaba poteva essere resa da più segni diversi. Le prime esperienze di scrittura fonetica semplificate, in grado di rappresentare soprattutto le consonanti, furono fatte in un’area, quella siro-babilonese, caratterizzata dalla complessità dei contatti culturali e commerciali; si usò dapprima un cuneiforme speciale (a Ugarit) o si partì da segni lineari che ricordano alcuni geroglifici egiziani. Un ulteriore salto concettuale permise di creare, a partire dagli alfabeti semitici, quelli della Grecia e dell’Anatolia Occidentale, perché alcuni segni consonantici vennero utilizzati per notare le vocali. Era così nato lo strumento che usiamo tuttora e prendeva le mosse la tradizione scritta giunta fino a noi. I relatori del Convegno, specialisti di fama internazionale che hanno contribuito allo sviluppo della ricerca sulle scritture e sulle lingue del Vicino Oriente Antico, concentrano l’interesse sulle diverse aree di quel mondo, sui risultati raggiunti negli ultimi anni dagli studiosi e sui problemi ancora aperti. PROGRAMMA
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