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Centro Studi del Vicino Oriente - Via Vitruvio, 41 - 20124 Milano - tel. 02.67380178 - fax 02.67381520





LA CASA DEL DIO

Il tempio nella cultura del Vicino Oriente Antico

     

CONVEGNO INTERNAZIONALE

Sabato 31 gennaio 2004

Auditorium dell'Istituto Gonzaga - Via Vitruvio, 41 – Milano

 

Gli antichi abitanti del Vicino Oriente pensavano che solo la benevolenza degli dei, che avevano fatto emergere l’universo dal caos e chiamato in vita gli esseri rompendo il silenzio della preesistenza, potesse contrastare le oscure forze del caos, sempre in agguato, e assicurare la permanenza della vita e dell’ordine. La presenza del dio era quindi necessaria: egli doveva abitare fra gli uomini, avere una casa. Questa casa, fatta di canne e stuoie intrecciate, di legno, di mattoni crudi o cotti, di pietra, era il tempio. Non esisteva centro abitato senza un luogo di culto. Il rapporto con il divino, funzionale al mantenimento dell’equilibrio e alla conservazione dell’universo stesso, accomuna tutte le culture del Vicino Oriente antico.

Nella "casa" il dio veniva accudito, lavato-vestito-nutrito, oltre che venerato. Da essa poteva uscire in visita o in processione, come nella solenne festa del Nuovo Anno a Babilonia, in cui la statua del dio Marduk, accompagnata dal figlio Nabu, venuto per l’occasione da Boršippa, seguita da tutti gli dei venuti dalle "proprie" città e tenuta per mano dal re, lasciava la propria"casa", l’Esagil, per raggiungere la casa delle feste Akitu, sita fuori le mura. In tale modo, all’inizio della primavera, al risveglio della natura, si intendeva rinnovare ritualmente l’opera di creazione del dio.

Il tempio era la "porta" con cui il cielo comunicava con la terra: attraverso di essa il dio scendeva a incontrare gli uomini. Per essa Inanna, dea della fertilità, scendeva a celebrare le nozze sacre con il re-pastore Dumuzi (nell’unione vicaria di principe-sacerdote e somma sacerdotessa) con cui si assicurava fertilità alla terra, fecondità a animali e uomini, e prosperità a Sumer. A loro volta, nel tempio gli uomini entravano per elevarsi al dio. In esso nell’antico Egitto, quotidianamente, il Faraone rappresentante di tutta l’umanità, offriva al dio il simbolo di Maat, personificazione della "norma", fondamento della vita cosmica e vita dello stesso Ra, ricreando ritualmente l’ordine prestabilito ed elevandosi quasi a identificarsi con l’essenza divina.

"Casa", "porta", luogo d’incontro: il tempio era chiamato dagli antichi egizi anche "Orizzonte". Dove cielo e terra sembrano unirsi. Quasi a visualizzare l’aspirazione perenne dello spirito umano, la sua irrinunciabile ricerca di una unità misteriosamente spezzata dalla colpa.

   

PROGRAMMA

 

Ore 09.30

Saluto delle Autorità

Introduzione
Prof. Luisa Terzi
Presidente del Centro Studi del Vicino Oriente


Ore 10.00

Prof. Jean-Claude Margueron
Directeur d’études à l’École Pratique des Hautes Études (Sorbonne)
Le temple mésopotamien

Ore 11.00

Prof. Giovanni Pettinato
Ordinario di Assiriologia all’Università La Sapienza di Roma
Il rituale della costruzione del tempio nei cilindri di Gudea di Lagaš

Ore 12.00

Prof. Alessandro Roccati
Ordinario di Egittologia all’Università La Sapienza di Roma
Lo sviluppo dell’architettura templare in Egitto.

Ore 13.00

Colazione


Ore 15.00

Prof. Fabrizio A. Pennacchietti
Ordinario di Filologia Semitica all’Università di Torino
Terminologia e simbologia del tempio nella Mesopotamia cristiana

Ore 16.00

Prof. Antonio Invernizzi
Ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico all’Università di Torino
I giardini dell’anima nella tarda antichità

 

con il patrocinio della

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RegioneLombardia
Culture, Identità e Autonomie
della Lombardia

 

in collaborazione con: 

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Provincia di Milano
Cultura e beni culturali

 

 

 




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