CONVEGNO INTERNAZIONALE
Sabato 31 gennaio 2004
Auditorium dell'Istituto Gonzaga - Via Vitruvio,
41 Milano
Gli antichi abitanti del Vicino
Oriente pensavano che solo la benevolenza degli dei, che avevano fatto
emergere luniverso dal caos e chiamato in vita gli esseri rompendo
il silenzio della preesistenza, potesse contrastare le oscure forze del
caos, sempre in agguato, e assicurare la permanenza della vita e dellordine.
La presenza del dio era quindi necessaria: egli doveva abitare fra gli
uomini, avere una casa. Questa casa, fatta di canne e stuoie intrecciate,
di legno, di mattoni crudi o cotti, di pietra, era il tempio. Non esisteva
centro abitato senza un luogo di culto. Il rapporto con il divino, funzionale
al mantenimento dellequilibrio e alla conservazione delluniverso
stesso, accomuna tutte le culture del Vicino Oriente antico.
Nella "casa" il
dio veniva accudito, lavato-vestito-nutrito, oltre che venerato. Da essa
poteva uscire in visita o in processione, come nella solenne festa del
Nuovo Anno a Babilonia, in cui la statua del dio Marduk, accompagnata
dal figlio Nabu, venuto per loccasione da Borippa, seguita
da tutti gli dei venuti dalle "proprie" città e tenuta per mano
dal re, lasciava la propria"casa", lEsagil, per raggiungere
la casa delle feste Akitu, sita fuori le mura. In tale modo, allinizio
della primavera, al risveglio della natura, si intendeva rinnovare ritualmente
lopera di creazione del dio.
Il tempio era la "porta"
con cui il cielo comunicava con la terra: attraverso di essa il dio scendeva
a incontrare gli uomini. Per essa Inanna, dea della fertilità, scendeva
a celebrare le nozze sacre con il re-pastore Dumuzi (nellunione
vicaria di principe-sacerdote e somma sacerdotessa) con cui si assicurava
fertilità alla terra, fecondità a animali e uomini, e prosperità a Sumer.
A loro volta, nel tempio gli uomini entravano per elevarsi al dio. In
esso nellantico Egitto, quotidianamente, il Faraone rappresentante
di tutta lumanità, offriva al dio il simbolo di Maat, personificazione
della "norma", fondamento della vita cosmica e vita dello stesso
Ra, ricreando ritualmente lordine prestabilito ed elevandosi quasi
a identificarsi con lessenza divina.
"Casa", "porta",
luogo dincontro: il tempio era chiamato dagli antichi egizi anche
"Orizzonte". Dove cielo e terra sembrano unirsi. Quasi a visualizzare
laspirazione perenne dello spirito umano, la sua irrinunciabile
ricerca di una unità misteriosamente spezzata dalla colpa.
PROGRAMMA
| Ore
09.30 |
Saluto
delle Autorità
Introduzione
Prof. Luisa Terzi
Presidente del Centro Studi del Vicino Oriente
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Ore
10.00
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Prof.
Jean-Claude Margueron
Directeur détudes à lÉcole Pratique des Hautes Études
(Sorbonne)
Le temple mésopotamien |
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Ore
11.00
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Prof.
Giovanni Pettinato
Ordinario di Assiriologia allUniversità La Sapienza di Roma
Il rituale della costruzione del tempio nei cilindri
di Gudea di Laga |
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Ore
12.00
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Prof.
Alessandro Roccati
Ordinario di Egittologia allUniversità La Sapienza di Roma
Lo sviluppo dellarchitettura templare in Egitto. |
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Ore
13.00
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Colazione
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Ore
15.00
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Prof.
Fabrizio A. Pennacchietti
Ordinario di Filologia Semitica allUniversità di Torino
Terminologia e simbologia del tempio nella Mesopotamia cristiana |
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Ore
16.00
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Prof.
Antonio Invernizzi
Ordinario di Archeologia e Storia dellArte del Vicino Oriente
Antico allUniversità di Torino
I giardini dellanima nella tarda antichità |
con il patrocinio della

RegioneLombardia
Culture, Identità e Autonomie
della Lombardia
in collaborazione con:

Provincia di Milano
Cultura e beni culturali
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