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ELLENISMO




. CULTURA DEL VICINO ORIENTE ELLENIZZATO
   Sapienze, religioni e filosofie orientali



«A tal fine, dopo aver citato e segnalato le testimonianze di Platone, bisognerà risalire e collegarsi alle parole di Pitagora e, ancora, richiamarsi alle genti le cui opinioni sono ben rinomate, riportando quei loro riti di iniziazione, dottrine e cerimonie che esse adempiono in un modo che si accorda con Platone, ossia quanto hanno sostenuto i Brahmani, gli Ebrei, i Magi babilonesi e persiani e gli Egizi».

 
 Numenio, filosofo platonico di Apamea in Siria del II sec. d.C., Sul Bene, libro I, fr. 1a des Places


Il corso tratta del Vicino Oriente in quella fase storica che inizia con la sua conquista da parte di Alessandro Magno (fine IV sec. a.C.) e termina con il subentrare della dominazione musulmana (VII sec. d.C.). Il secolare protrarsi del dominio greco-macedone prima e romano poi mantiene così strettamente uniti Oriente e Occidente da ingenerare quel processo che si denomina ellenizzazione e che consiste in un reciproco interscambio tra le culture del Vicino Oriente antico e quella greca tale da produrre una sintesi culturale nuova e originale. La finalità del corso è proprio di comprendere questa sintesi.

In primo luogo, l’analisi verte sulla specificità delle culture che interagiscono nel produrla, vale a dire:
a) delle tradizioni religiose e culturali antico-orientali: egizia, mesopotamica (sumerica e assiro-babilonese), anatolica (ittita e hurrita), siriana (ugaritico-cananaica e fenicio-punica), iranico-mazdaica, nonché l’Ebraismo;
b) della tradizione greca di epoca arcaica e classica: la religione greca prefilosofica e la filosofia dai Presocratici a Platone e Aristotele.

In secondo luogo, l’analisi concerne i risultati della sintesi greco-orientale dell’età ellenistico-tardoantica (secc. III a.C.-VII d.C.) alla luce della reazione che si ingenera nella cultura mitico-poetica del Vicino Oriente antico allorché subisce l’impatto con la cultura greca di tipo logico-filosofico. Si verifica l’assunzione dei concetti filosofici greci per elaborare razionalmente i miti e le concezioni religiose delle tradizioni culturali orientali e nel contempo ne consegue una trasformazione del contenuto di questi stessi concetti che li rende fecondi di innovazioni in ambito filosofico.
Perciò, l’analisi segue due direttrici:
1) la ricerca degli influssi orientali sulle scuole filosofiche di età ellenistica: Epicureismo, Scetticismo e soprattutto Stoicismo, e tardoantica: Medioplatonismo, Neopitagorismo, Neoaristotelismo e Neoplatonismo, che si articola nelle scuole alessandrino-romana, anatolica (di Pergamo), siriana e ateniese;
2) la ricerca degli influssi greci sulle correnti religiose orientali: dai culti misterici, come quelli di Iside, di Osiri e di Mitra, agli Oracoli Caldaici e ai testi misteriosofici ermetici, gnostici, mandei e manichei in greco, copto e siriaco; dalla filosofia giudaico-alessandrina alla filosofia cristiana greco-latina di età patristica e alla patrologia orientale.

In terzo luogo, si instaura un proficuo confronto della cultura del Vicino Oriente ellenizzato con la religione e la filosofia dell’India vedica, induista, giainista e buddista. Il confronto è auspicabile sia perché la tradizione culturale indiana spazia dal II millennio a.C. ai nostri giorni e perciò si sviluppa in parallelo alle culture da noi studiate sia per i suoi rapporti con le religioni indoeuropee dell’Iran, dell’Anatolia e della Grecia.

Infine, si prendono in considerazione anche gli influssi che la cultura del Vicino Oriente ellenizzato ha esercitato sulla filosofia cristiana latina-medievale e greco-bizantina, sulla filosofia giudaica medievale, sulla religione e filosofia islamica (arabo-persiana). Ciò non solo ci permette di cogliere appieno la capacità della cultura del Vicino Oriente ellenizzato di fecondare anche la cultura delle epoche successive, ma soprattutto arricchisce la nostra comprensione della stessa cultura del Vicino Oriente ellenizzato. Infatti, le grandi concezioni hanno una “storia degli influssi” in cui esse stesse si sviluppano assumendo forme storiche via via differenti che mettono in luce il loro contenuto in modo più ricco rispetto a quello in cui si presentavano nella loro formulazione originaria.

 




•STORIA DELLA FILOSOFIA ANTICA

Platone

«Nessuno, mentre è giovane, tardi a filosofare, né, mentre è vecchio, si stanchi di filosofare: infatti, per acquistare la salute dell’animo, nessuno è immaturo o troppo maturo. E chi dice che non è ancora venuta l’età del filosofare, o che è già passata, è come se dicesse che non è ancor giunta l’ora di essere felici, o che è già passata».

Epicuro, Epistola a Meneceo, 122 (traduzione di E. Bignone)



L’intento primario che questo corso si propone è di far conoscere la ricchezza del pensiero filosofico, presentandolo con un linguaggio semplice, fruibile anche da chi si avvicini per la prima volta a questa disciplina. I Greci creano la filosofia come un pensare non più esclusivamente per miti e per immagini, ma anche attraverso il logos, ossia per concetti e ragionamenti (basati sul principio di non-contraddizione), il cui fine contemplativo è ricco di implicanze etico-politiche.

Il corso si prefigge di ripercorrere la storia della filosofia antica assumendo come “filo conduttore” la storia del termine logos nelle sue “tappe” principali:
– il suo significato prefilosofico originario in Omero e in Esiodo;
– il significato filosofico da esso assunto nei Presocratici, specialmente in Parmenide e in Eraclito;
– la sua trasformazione con Socrate nel metodo dialogico finalizzato a curare l’anima dall’errore e dall’ignoranza;
– lo sviluppo in Platone del dialogare socratico nel metodo dialettico, che interconnette tutti gli ambiti del reale e li riconduce al Divino;
– il passaggio compiuto da Aristotele dalla dialettica alla “filosofia prima”, da lui intesa come la ricerca dei concreti nessi causali tra gli enti;
– l’ulteriore significato di ragione dogmatica che il logos assume nella filosofia dell’età ellenistica, particolarmente a opera degli Stoici, e i cui limiti sono messi in luce e confutati dallo Scetticismo;
– il successivo aprirsi della ragione, nell’età tardoantica, all’ambito del “mistero” religioso sovrarazionale: per esempio, l’ultima grande corrente filosofica antica, il Neoplatonismo, fa culminare il cammino razionale di tutto il pensiero greco precedente nell’unione mistica non emozionale-irrazionale, bensì sovraintellettuale con Dio.
– Il Neoplatonismo esercita il proprio influsso anche sulla nascente teologia filosofica cristiana e sulla sua tematizzazione del rapporto tra fede (pistis) e ragione (logos).

Seguendo il pensiero greco, il corso si propone anche di introdurre alla terminologia di base e alle principali branche della filosofia: la metafisica o dottrina dell’essere, la teoria della conoscenza, la teologia, l’etica, l’antropologia, la psicologia, la filosofia della natura ecc.

Un’ulteriore finalità di questo corso è di offrire a coloro che seguono il corso parallelo di “Cultura del Vicino Oriente ellenizzato” la possibilità di approfondire i contenuti del pensiero filosofico greco in quanto esso nell’età ellenistico-tardoantica interagisce con le religioni, le sapienze e le filosofie vicino-orientali.

Il corso è aperto a tutti.
Per chi si iscrive anche al corso di Cultura del Vicino Oriente ellenizzato la frequenza del suddetto corso di Storia della filosofia antica è gratuita.



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. LINGUA GRECA ANTICA


Il greco antico non è solo la lingua della civiltà da cui è sorta la cultura occidentale, ma è anche la lingua in cui si è formato e ha trovato espressione il pensare per concetti, il pensiero basato non più solo sul mito, ma anche e soprattutto sul logos, proprio della filosofia e della scienza.

Alessandro



Questo risultato straordinario si è prodotto nonostante che sino al V-IV sec. a.C. non sia mai veramente esistita una "lingua greca antica" con caratteristiche unitarie e parlata da tutto il popolo dell'Ellade, perché dall'Indoeuropeo si è sì originata nel II millennio a.C. una lingua greca preistorica comune, da cui, però, nel I millennio a.C. si sono formati i tre gruppi principali di dialetti greci, eolico, dorico e ionico, che si sono immediatamente diffusi non solo nella Grecia continentale e nell'area egea, ma anche nelle colonie sulle coste dell'Asia Minore e dell'Italia meridionale. Ciascuno di questi dialetti è indipendentemente assurto a dignità letteraria e solo dopo che con l'esperienza delle guerre persiane Atene è divenuta la "capitale morale" dell'Ellade è iniziato un processo di unificazione linguistica e il dialetto attico, che poi era il particolare dialetto ionico parlato nell'Attica, è divenuto la "lingua nazionale" dei Greci, ma anche allora solo in senso improprio.

Infatti, è solo con la formazione dell'impero di Alessandro Magno e l'inizio dell'ellenismo che il greco antico, non più come dialetto attico puro, bensì come "koiné dialektos" (= lingua comune) mista di influssi degli altri dialetti greci e delle lingue orientali, specialmente semitiche, è diventato la lingua di tutti i popoli ellenizzati sino al VII sec. d.C. circa. Questo è un altro evento storico-culturale di rilevanza straordinaria, perché con l'ellenizzazione delle culture del Vicino Oriente il greco è divenuto l'espressione di una nuova cultura "mista", sintesi di Oriente e Occidente. Basti pensare all'Ermetismo e agli Oracoli Caldaici, ma soprattutto al Giudaismo alessandrino, alla traduzione in greco della Bibbia e a tutta una fondamentale corrente della Patristica cristiana.

Il corso si prefigge di fornire quegli elementi fondamentali di fonologia, morfologia e sintassi greca antica che permettano di accedere a questo immenso e profondo patrimonio culturale nella sua forma espressiva originale, facendo particolare attenzione all'evoluzione storica della lingua, dalle varianti grammaticali dei vari dialetti greci arcaici, alla forma attica "classica", ai successivi prestiti lessicali orientali.


 





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